Valencia 2026: 5ES e 5FS tra lingua, storia, cultura ed economia
Alle quattro e mezza del mattino, nel piazzale di Malpensa ancora avvolto dall'oscurità, gli studenti delle classi 5ES e 5FS e i loro docenti si sono ritrovati con i bagagli ai piedi e gli occhi già vivi di aspettativa. Da quel momento, per quattro giorni, Valencia non è stata una destinazione, ma uno strumento di conoscenza: una città che si è lasciata leggere, interrogare e, talvolta, capire soltanto a metà; il che, per ragazzi di liceo, è già un risultato notevole.
Il centro storico, percorso interamente a piedi fin dal primo pomeriggio, ha mostrato come una città mediterranea possa contenere secoli senza ordinarli. La Cattedrale ne è l'esempio più diretto: tre porte di stile diverso (romanico, gotico, barocco) su uno stesso edificio, ciascuna espressione di un momento storico preciso. Farlo in spagnolo, lingua studiata e vissuta in contesto, ha dato a quella visita un sapore diverso da qualsiasi lezione in classe.
La cultura valenciana ha parlato anche a tavola: dalla paella nella sua versione più autentica (pollo, conejo y caracoles, come vuole la tradizione degli arroceros dell'Albufera) all'horchata con fartons consumata in un bar del centro, i ragazzi hanno toccato con mano come il cibo sia un sistema di significati in cui si intrecciano territorio (topos), valori condivisi (ethos), sapere tramandato (logos) e una visione del mondo (eidos) che guarda al Mediterraneo e all'entroterra come spazi di scambio e identità. Raramente la teoria delle scienze umane e sociali trova conferme così dirette e così saporite.
Alla Lonja de la Seda (Patrimonio dell'Umanità UNESCO) si è aperto un confronto di storia ed economia: quell'edificio magnificente, costruito nel secolo XV, quando Valencia era il porto più ricco del Mediterraneo occidentale, porta in sé anche la propria parabola. La scoperta dell'America spostò il baricentro commerciale spagnolo verso l'Atlantico, condannando Valencia al declino proprio mentre la sua Lonja veniva completata. Per studenti di un Liceo a indirizzo economico-sociale, difficilmente un manuale avrebbe potuto rendere più concreta la lezione su come i grandi mutamenti geopolitici riscrivano le gerarchie economiche dei territori.
Il terzo giorno ha avuto al centro la Ciudad de las Artes y las Ciencias: Calatrava ha trasformato il vecchio alveo del Turia (il cui corso era stato deviato a sud della città dopo la gran riada del 1957) in un complesso che sembra arrivato dal futuro, con strutture che evocano scheletri di balena e superfici che riflettono la luce del Mediterraneo. Il Museo delle Scienze ha offerto la possibilità di toccare con mano fenomeni legati al cambiamento climatico in modo interattivo e non soltanto descrittivo. Il Museo Fallero ha poi mostrato las Fallas (Patrimonio UNESCO immateriale) non come folklore pittoresco ma come sistema di coesione sociale e memoria collettiva, offrendo una chiave di lettura che le scienze umane rendono familiare e produttiva. L'Oceanografico, infine, ha aggiunto la prospettiva della tutela dell'ecosistema marino, coerente con il riconoscimento di Valencia come Capitale Verde Europea e con i temi di sostenibilità ambientale su cui il loro indirizzo li prepara a ragionare.
Quel che resta non è una somma di luoghi visitati, ma qualcosa di più difficile da misurare: la consapevolezza che una lingua si apre davvero solo quando ci si trova dentro, senza rete. Per gli studenti della 5ES e della 5FS, questo viaggio ha rappresentato anche il coronamento di cinque anni trascorsi insieme. Un percorso in cui le competenze disciplinari si sono intrecciate con qualcosa di meno codificabile: la capacità di stare in gruppo, di arrangiarsi, di prendersi cura gli uni degli altri lontano da casa. E che certe cose, per essere capite davvero, vanno vissute insieme.






